Un gesto simbolico, forte, che non lasci spazio ad immaginazione: Gli appartenenti alle forze dell’ordine a dare sostegno ai cassaintegrati dell’Isola “Asinara”. Operai di Stato vicino ad operai, in un difficile momento nel quale gli “Operai della sicurezza” manifestano la loro indignazione per il trattamento subito.
Facciamo un lavoro difficile che ci porta a contatto con le più diverse realtà sociali, per questo intendiamo esprimere solidarietà e vicinanza a lavoratori con futuro a rischio avvertendo le rappresentanze politiche tutte che la stagione dei conflitti sociali è per noi terminata. Gli operatori della sicurezza comprendono cosa voglia dire lavorare senza apprezzamento ed ancor più andare avanti senza averne più la certezza. Nessuno pensi di domare il conflitto sociale con l’uso della forza. Pessime scelte politiche hanno bloccato per anni la vitalità e l’energia di questo paese togliendo a molti quello che è stato riservato a pochi. Siamo al fianco di chi vive di lavoro nel rispetto delle regole, di chi spera di contribuire con impegno e sacrificio a realizzare un paese migliore. Sembra un tuffo nel passato quando si protestava per diritti inalienabili. Oggi si protesta per il lavoro. Per un lavoro che se c’è è sempre meno considerato, meno sicuro e meno retribuito, se non c’è è sempre più agognato. In un periodo come questo, in cui ogni ora si susseguono notizie allarmanti di tagli e richieste di sacrifici da parte dei governi, chissà perché sempre orientate in una direzione, ci ritroviamo a condividere con altre categorie di lavoratori l’incertezza del futuro. Sempre più ci si interroga sul perché quando c’è da “stringere la cinghia” si cominci sempre dagli operai. E non vi è dubbio che oramai i poliziotti sono da considerarsi operai dello Stato. Quel che
continua a mandarci avanti non è certo la retribuzione da sceicchi, né i privilegi che qualcuno poco informato ancora decanta. E’ sicuramente altro. Con uno stipendio da 1400 euro circa al mese non si possono sicuramente né avere case di lusso né permettersi tanti agi, soprattutto se si ha famiglia o si vorrebbe crearla. Bisogna far quadrare il cerchio. Ogni mese. E non è facile. E’ per questo che diventa sempre più difficile lavorare guardando magari gente che manifesta giustamente per il “pane quotidiano” accanto a boutique affollate di personaggi che spendono anche mille euro per un vestito. Come si fa a distaccarsi da questo? Come si può non sentire proprie le ragioni di tale dissenso? Forse chi decide le nostre vite lavorative, ma non solo, dovrebbe cominciare a considerare che a tutto c’è un limite. Qualcuno dovrebbe cominciare a farsi un esame di coscienza e a mettere mano a riforme vere che portino il nostro Paese a livelli di benessere condivisi. A non pensare più solo a se stessi. Sembra storia lontana, ma nel 1789 in una città chiamata Parigi, il popolo ormai esausto aveva trovato il modo di risolvere quel grande paradosso…14 luglio 1789 l’inizio di una nuova era. Un’era di cambiamenti oltre che politici soprattutto sociali e culturali. La storia dovrebbe insegnarci molto, soprattutto a non ripetere errori del passato.
IL SEGRETARIO GENERALE
Cristiano LEGGERI
LEGGI IL COMUNICATO DEL COORDINAMENTO SICUREZZA E IL COMUNICATO STAMPA
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