UGL Polizia di Stato

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Home Notizie 5 o 8 per mille alle Forze dell’ordine - Dove non arriva la politica, possono arrivare i cittadini! di Valter Mazzetti

5 o 8 per mille alle Forze dell’ordine - Dove non arriva la politica, possono arrivare i cittadini! di Valter Mazzetti

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La normativa del 5 per mille che dà la possibilità al contribuente, appunto, di destinare una quota pari a 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche a enti non profit, nasce nel 2006, a titolo sperimentale. La Finanziaria 2010, anche per quest’anno, prevede la possibilità per ogni contribuente di destinare il 5 per mille delle proprie imposte solo ad associazioni di volontariato e non lucrative di utilità sociale, associazioni e fondazioni di promozione sociale, enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, comuni e associazioni sportive dilettantistiche. Sicuramente tutte meritevoli di massima attenzione e bisognose di contributi, così come riteniamo che lo sia anche il sistema sicurezza, mai come oggi in affanno e pesantemente mortificato dalla pesante crisi economica e da una “strategia” politica troppo generalista. Non sempre, però, la disperazione è cattiva consigliera e qualche volta, anzi, riesce addirittura a far fare gesti politicamente significativi. E’ per questo che, nel prendere coscienza della disastrosa situazione in cui versano le Forze dell’ordine, con lo spirito costruttivo e propositivo che ha sempre contraddistinto l’Ugl Polizia di Stato, chiediamo al Governo di compiere un atto forse disperato ma sicuramente di utilità sociale: inserire con un disegno di legge governativo le Forze di polizia tra i destinatari del 5 o dell’8 per mille. Non sarà la panacea, ma sicuramente potrebbe rilevarsi un valido strumento di supporto da affiancare a quelle risorse (poche), finora reperite e che, comunque, devono continuare a permanere necessariamente in quest’alveo. D’altronde, pur in una situazione difficile per la finanza pubblica, già nel documento di programmazione economico-finanziaria 2008-2011, la sicurezza veniva indicata come un fattore determinante per il rilancio economico del Paese, per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, per lo svolgimento delle attività sociali, culturali ed imprenditoriali. E queste non possono restare mere enunciazioni di principio, ma bisogna corrispondergli con fatti concreti, perché su un tema forte come la sicurezza si misura la vivibilità e lo sviluppo di un Paese. Solo una classe politica miope e sorda può non rendersi conto che le tante proteste e manifestazioni di piazza da noi e da tutta l’Ugl fortemente sostenute pongono questioni serie e reali, perchè le risorse finanziarie per gli uomini e le donne delle Forze di polizia e i mezzi delle Forze dell'ordine sono un elemento essenziale per quell'elevato livello di sicurezza che ogni Governo, di destra o sinistra che sia, si impegna periodicamente a garantire ai cittadini ed agli operatori del settore. Ma sappiamo che le Forze di polizia hanno sempre molti padri nelle opposizioni ma, poi, finisce sovente che restano orfane delle maggioranze. E per comprendere la criticità della situazione è appena sufficiente un rapido bilancio di quanto è stato generalmente (dis)fatto in questi anni sul tema della sicurezza: assoluta inadeguatezza e demotivazione del personale, oltre alla cronica insufficienza di risorse finanziarie anche solo per conservare gli standards di protezione e mantenere costante la qualità della vita dei cittadini. Poliziotti e cittadini non possono non guardare con seria preoccupazione alla pesante manovra economica discussa in Parlamento. Una manovra (di stabilità, sic!) che l’Ugl Polizia di Stato considera iniqua e che, grazie ad una visione esclusivamente ragionieristica, aggrava in maniera irreversibile la sicurezza pubblica e la condizione retributiva degli operatori del settore, sia attraverso il blocco per i prossimi tre anni del rinnovo contrattuale e degli automatismi stipendiali, sia per l’insensata disposizione di un tetto massimo retributivo per gli straordinari e per le altre indennità operative connesse proprio alla maggiore richiesta di sicurezza, sia per i pesanti tagli al comparto sicurezza che, negli ultimi tre anni, ha già registrato una sottrazione di quasi 2 miliardi e mezzo di euro. Una manovra che colpisce prevalentemente i lavoratori pubblici perché a reddito fisso, sui quali è fin troppo facile fare cassa. In queste precarie condizioni, riconoscere il 5 o l’8 per mille alle Forze di polizia, sicuramente esalterebbe i buoni propositi di tutti quei cittadini che vedrebbero in questo strumento un mezzo utile per sostenere la propria democratica convivenza e partecipare attivamente a migliorare la sicurezza delle proprie città, oltre a manifestare una grande forma di sostegno e un giusto riconoscimento morale per le donne e gli uomini in divisa. D’altronde, questa, non sarebbe una vera e propria novità dal momento che, con riferimento all’8 per mille, già nel 2004 parte dei fondi vennero usati per finanziare la missione militare italiana in Iraq (Missione Antica Babilonia). Oggi, ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell'8 per mille del gettito Irpef tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Riteniamo, senza che alcuno si scandalizzi o offenda, che il momento sia giusto per inserirne un ottava, ovvero che, con riferimento allo Stato, i cittadini possano scegliere liberamente, volontariamente e con una maturità forse superiore a quella espressa dalla politica, di devolvere in modo specifico parte del proprio gettito Irpef alle Forze di polizia.

NELLA FOTO A DX IL SEGRETARIO GENERALE VALTER MAZZETTI, INSIEME AL MINISTRO DELL'INTERNO CON I SEGRETARI NAZIONALI, FILIPPO GIRELLA E MARCO VALERIO CERVELLINI

 

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