Ecco tutte le principali novità del provvedimento sulla sicurezza approvato ieri con voto bipartisan.

E’ prevista la massima pena per chi uccide durante uno stupro. E’ previsto l’ergastolo per chi uccide durante una violenza sessuale, o atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo o stalking. La custodia cautelare in carcere è obbligatoria quando si è in presenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati di omicidio e taluni reati in materia sessuale tra cui l’induzione alla prostituzione minorile, il turismo sessuale, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo. Inoltre, c’è l’arresto obbligatorio in flagranza nei casi di violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo. Giro di vite anche sui benefici penitenziari per chi è condannato per delitti a sfondo sessuale: maggiori difficoltà di accedere al lavoro esterno e ai permessi premio.

Le vittime di reati a sfondo sessuale saranno assistite a spese dello Stato. Chi ha commesso uno stupro potrà ottenere gli arresti domiciliari solo se il magistrato gli avrà riconosciuto le attenuanti. Nel testo del Governo questa possibilità non c’era. La nuova legge prevede inoltre che le vittime del reato di violenza sessuale possano accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato anche in deroga ai limiti di reddito ordinariamente previsti dalla legge. E’ stato inoltre istituito un “Fondo sicurezza” e un Fondo per le vittime di violenza sessuale. Si tratta di 150 milioni per il 2009 per le esigenze urgenti di Pubblica sicurezza e di 3 milioni destinati al Fondo nazionale contro le vittime di violenza sessuale.

Entra nel Codice penale il reato di “atti persecutori”. E’ stato introdotto nel Codice penale il reato di “Atti persecutori”, il cosiddetto stalking, che riguarda le molestie insistenti, che scatta quando c’è una ripetitività di azioni contro una persona. Adesso è reato «provocare un perdurante stato di ansia o paura nella vittima ovvero ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona alla medesima legata da relazione affettiva ovvero tale da alterare le proprie abitudini di vita». La pena è la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Si agisce su querela della persona offesa che ha sei mesi di tempo per presentarla e il magistrato può procedere d’ufficio nel caso in cui la vittima sia un minore o una persona disabile.

Divieto di avvicinamento nei luoghi frequentati dalla vittima. Nel periodo che intercorre tra il comportamento persecutorio e la presentazione della querela, e allo scopo di dissuadere il reo da compiere nuovi atti, viene introdotta la possibilità per la persona offesa di avanzare al questore richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. Se il soggetto già ammonito commette reato di stalking la pena è aumentata.Il giudice può prescrivere all’imputato il divieto di avvicinarsi ai luoghi che la vittima frequenta abitualmente. Psicologi, sociologi, criminologi ed esperti di statistica ed informatica hanno già cominciato una mappatura delle denunce e degli arresti effettuati in Italia nei primi due mesi dall’entrata in vigore delle norme.

Linea telefonica 24 ore su 24 e assistenza psicologica. Le forze dell’ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori, hanno l’obbligo di fornire alla medesima tutte le informazioni relative ai centri antiviolenza presenti sul territorio. Inoltre, presso il Dipartimento delle Pari opportunità viene istituito a favore delle vittime di stalking un numero verde nazionale, attivo 24 ore su 24, con compiti di assistenza psicologica e giuridica. In due uffici del ministero lavorano i 13 militari del Racis – Raggruppamento Carabinieri investigazioni Scientifiche – tra cui sette donne. È anche partito a Roma il primo «Corso di formazione in materia di prevenzione e repressione del reato».

Videosorveglianza per i comuni, alle forze dell’ordine 150 milioni. I Comuni sono autorizzati ad impiegare sistemi di videosorveglianza nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. Aumentano gli stanziamenti, circa centocinquantamilioni per le forze dell’ordine. Comunque i sindacati di polizia (Siulp, Siap-Anfp, Silp-Cgil, Ugl ps, Consap, Coisp e Uilps) protestano contro il ministro dell’economia per il mancato pagamento delle indennità. «Con il pretesto di adempiere ad asseriti formalismi burocratici – scirvono in una nota – si nasconde in realtà una precisa volontà politica di penalizzare la Polizia di Stato non destinando le risorse necessarie per corrispondere agli operatori della sicurezza le indennità accessorie per attività operative già prestate da alcuni mesi».